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Della fine di una centrale… seconda parte

220px-Centrale_EugenioMChe futuro avrà lo spazio che occupa ora la centrale? Secondo quanto ipotizzato dal presidente delle regione Liguria in carica in questo momento, Giovanni Toti, l’area servirà ad uno sviluppo industriale, legato al porto e dunque avrà un ruolo decisivo l’Autorità Portuale. Non verrà però utilizzata per la produzione di energia “perché l’energia in Italia serve di meno” (da una sua dichiarazione rilasciata al sito città della Spezia il primo giugno 2016). Enel, secondo il suo portavoce, ha deciso di abbandonare in ogni caso la produzione di energia del sito, anche se ipoteticamente esso fosse utilizzato da un’azienda impegnata in questa attività. Tuttavia il 23 giugno il Governo ha presentato un piano di investimenti di circa 9 MLD di euro in 20 anni circa per l’implementazione delle fonti di energia rinnovabili, diverse dal fotovoltaico. A questo punto, visto che il futuro dell’area è in divenire, ma che la dismissione della stessa è comunque relativamente vicina, ritengo che questa sia un’occasione importante per dare una svolta economica ad una città come La Spezia, con un sistema economico stagnante e monotematico. Partiamo dai seguenti presupposti:

      • L’area è già attrezzata per ospitare la produzione di energia
      • Sono già presenti personale in parte qualificato, e aziende dell’indotto
      • Il Governo intende, almeno secondo le dichiarazioni, investire nello sviluppo di energie alternative ai combustibili fossili

Sarebbe, a mio parere, opportuno continuare nella produzione di energia. Si potrebbe puntare su fonti di energia alternative, investendo nella ricerca, in sinergia con centri di ricerca universitari e statali. Si creerebbe così occupazione qualificata. Si valorizzerebbe l’indotto e si bonificherebbe la zona. Vista la grandezza dell’area, già dotata di infrastrutture, si potrebbe creare un centro di eccellenza a basso impatto ambientale, aprendo in questo modo la via ad uno sviluppo alternativo al porto e complementare al turismo. Ad esempio si potrebbe puntare sull’eolico d’alta quota, forma di produzione di energia che potrebbe avere uno sviluppo importante nei prossimi anni.
Il dibattito sarà lungo. Nella speranza che sia aperto e porti veramente un’alternativa ad un’area industriale compromessa (potendo diventare così un esempio positivo), lo seguirò con particolare attenzione

Della fine di una centrale… prima parte

220px-Centrale_EugenioMEntro il 2020 la centrale termoelettrica della Spezia, dedicata al poeta di origine ligure Eugenio Montale, sarà dismessa. Inaugurata nel 1962 dal presidente della Repubblica Segni fu per, potenza installata, la prima in Italia e la seconda in Europa, alimentata fino al 1997 esclusivamente a carbone e successivamente a gas metano. La centrale occupa circa 72 ettari e sorge nella parte est della città, dove prima c’erano pascoli e boschi di acacia. Il suo rapporto con la città della Spezia è divenuto via via sempre più problematico, fino a venire chiusa nel 1991 dal sindaco Burrafato e successivamente riaperta.
Perché parlare della centrale Enel della Spezia? Per due motivi: 1) vivendo alla Spezia la vicenda mi riguarda da vicino 2) penso che sia esemplare di tutti i siti che danno lavoro, ma che hanno un grande impatto ambientale.
Premetto intanto che a mio parere la costruzione della centrale ha condizionato in maniera determinante lo sviluppo successivo della città, indirizzandola verso una scelta prettamente industriale (qui non voglio analizzare altre conseguenze non essendo inerenti all’argomento che voglio affrontare). Il sito dove è stata costruita era certamente strategico in quanto vicino al mare, facilitando così la fornitura di combustibile fossile direttamente dal molo (tramite un nastro trasportatore), ma era anche un unico sbocco pianeggiante in una zona stretta tra mare e colline, dove logicamente si sarebbe espansa la città. Mancava inoltre all’epoca la tecnologia per ridurre le emissioni e mancano tuttora studi epidemiologici per verificare l’incidenza delle emissioni sul numero di tumori o malattie del territorio circostante. Sono quelle che in termini economici vengono definite esternalità e si definiscono come l’impatto (positivo o negativo) che un’azienda ha sul territorio che la ospita. Nel caso oggetto di esame sicuramente sono esternalità positive gli occupati dell’indotto e gli introiti che il comune incassa sotto forma di tributi o altre fonti. Tra le esternalità negative considererei l’impatto sia ambientale sia industriale. Queste esternalità per essere confrontate andrebbero quantificate in maniera tale da valutare quale generi il profitto maggiore alla comunità circostante. A seguito del venire meno dell’economicità del sito, per il calo del prezzo dell’energia e la contrazione della domanda, Enel ha deciso la sua dismissione entro il 2020, anticipata sembra addirittura al 2018, troncando così ogni discussione sul futuro produttivo della centrale e aprendone un’altra su futuro del luogo ove essa sorge tutt’ora.

Perché, come, dove…

Sono sempre stato affascinato dalla Natura, senza considerarla né benevola né crudele. Ho sempre pensato che l’essere umano ne faccia parte e che la sua attività incida in maniera importante sulla Natura stessa. Recentemente ho parlato con una persona che conosco. Uno scrittore di opere divulgative in ambito scientifico. Mi ha fatto notare che tutte le attività umane, in quanto provocate da esseri umani, sono in qualche modo naturali. Punto di vista interessante. Non lo condividevo, ma non riuscivo a trovare una risposta basata sulle sue stesse argomentazioni.. Mi ha perciò solleticato a ricercare una replica altrettanto logica alla sua affermazione
Ritengo che sia necessaria trovare una via “verde” al rapporto tra l’Essere Umano e la Natura. Sono tantissime le soluzioni proposte, molte volte purtroppo sono basate quasi più sulla magia che sulla logica. Mi piacerebbe invece che le soluzioni diventassero l’argomento principale di discussione e che le argomentazioni seguissero una modalità che ritengo la migliore di tutti: il metodo scientifico. Dunque un confronto il più possibile pacato, basato su fatti e dati che devono essere a disposizione di tutti e da tutti controllati. Quale lo scopo?

  • Misurare la propria impronta ecologica, renderla leggera, basarsi su un semplice assunto che ritengo importante: il mondo è in prestito dai nostri nipoti.
  • Trovare un modo efficiente, razionale e scientifico per realizzare il primo punto, sia in ambito economico, in ambito medico, in ambito agricolo.

Mi è sempre sembrato che gli organismi che si interessavano del tema ambiente siano stati sempre troppo divisi, mentre i partiti politici “verdi” si interessavano a tanti argomenti, non proponendo nulla di veramente concreto, raggiungendo risultati elettorali modesti se non addirittura nulli. L’unione fa la forza è un vecchio detto, che però è sempre valido. Per questo spero che la discussione basata sui principi, che ho accennato prima, porti ad un’Unità che faccia lobby e permetta di ottenere dei risultati, anche piccoli, ma costanti e in un’unica direzione.

Tante sono le notizie da commentare, ma da ognuna di esse deve nascere anche una proposta. Questo è in fondo quanto mi piacerebbe fare…